
Dalle proteste degli studenti in Francia e in Italia al caro carburanti in Europa: come ricostruire l’ascolto nelle città che cambiano
Secondo articolo della serie «Le città che cambiano, le persone che restano indietro».
Nel primo articolo, «Le città cambiano. Ma per chi?», ci siamo interrogati su casa, lavoro e servizi. Ora la domanda riguarda le relazioni: come possono costruire un futuro comune persone che abitano gli stessi luoghi, ma incontrano poche occasioni per ascoltarsi?
Le piazze di queste settimane rendono la domanda più urgente. I giovani chiedono attenzione alla scuola e al proprio futuro; chi lavora nei trasporti denuncia costi diventati difficili da sostenere. Intanto, nei quartieri, altre difficoltà restano silenziose: la solitudine, la fatica della cura, gli ostacoli che limitano l’autonomia.
Dalla Francia all’Italia, una richiesta di futuro
L’ondata di mobilitazioni studentesche ha avuto un primo importante centro in Francia, dove i blocchi dei licei e le manifestazioni si sono sviluppati da settembre. Come ha raccontato Euronews l’11 ottobre, le richieste riguardano insegnanti insufficienti, classi sovraffollate, edifici inadeguati e condizioni di studio. La stessa cronaca segnala proteste e preoccupazioni analoghe anche in Belgio e in Italia.
Il 16 ottobre gli studenti sono scesi in piazza in diverse città italiane, tra cui Roma, Milano e Torino. Le cronache RAI indicano tra i temi gli investimenti nell’istruzione, le condizioni degli istituti e le contestazioni alle scelte del governo sulla scuola.
Il quadro è dunque europeo, pur con organizzazioni, richieste e contesti nazionali differenti. Non occorre immaginare un’unica regia per riconoscere una domanda che attraversa le frontiere: quale spazio viene dato ai giovani nelle decisioni sul loro futuro?
Ascoltare richiede anche di distinguere le manifestazioni pacifiche dagli episodi di violenza registrati in alcune piazze. Le violenze vanno condannate; le richieste degli studenti vanno esaminate nel merito, senza attribuire a un’intera generazione le responsabilità di alcuni.
Il carburante costa, la distanza pesa
Anche il caro carburanti supera i confini italiani. Il 1° ottobre Le Monde ha descritto la pressione dei rincari sui bilanci familiari e sulle imprese in diversi Paesi europei. Gli effetti e le risposte pubbliche variano, ma il problema riguarda chi deve spostarsi e chi lavora trasportando merci.
In Italia, ANSA ha documentato il 16 ottobre presidi di autotrasportatori in Campania e Calabria. In diversi punti i mezzi lasciavano passare gli altri veicoli, pur causando rallentamenti e disagi. Parlare indistintamente di blocchi totali descriverebbe male queste situazioni.
Le rivendicazioni degli autotrasportatori restano diverse da quelle degli studenti. Nella nostra lettura, entrambe invitano però a considerare quanto le condizioni materiali influenzino la possibilità di progettare la propria vita.
Il costo degli spostamenti ha una dimensione sociale anche nelle città: raggiungere il lavoro, una scuola o una visita diventa più impegnativo quando le alternative sono insufficienti. Per una persona con disabilità o un anziano con difficoltà motorie, un mezzo accessibile può essere una necessità quotidiana. E ogni interruzione della mobilità può pesare soprattutto su chi dispone di meno alternative.
Abitare vicini non significa incontrarsi
Sarebbe riduttivo leggere queste tensioni come uno scontro tra giovani e anziani. Nessuna delle due generazioni è un gruppo uniforme: ci sono giovani con reti familiari solide e altri senza sostegni; anziani con risorse e altri che devono scegliere quali spese affrontare.
La distanza nasce anche dai tempi e dai luoghi della vita quotidiana. Scuola, lavoro, assistenza e socialità seguono percorsi separati. Ci si incrocia sul pianerottolo o sull’autobus, ma si conosce poco della vita dell’altro.
Così un ragazzo può percepire soltanto il giudizio degli adulti, mentre una persona anziana può sentirsi considerata esclusivamente come destinataria di assistenza. Restano fuori desideri, competenze, inquietudini e disponibilità.
Il dialogo comincia quando ciascuno può essere riconosciuto come persona capace di contribuire, oltre che di avere bisogno.
Le condizioni per parlarsi davvero
Non basta organizzare un incontro e chiamarlo dialogo intergenerazionale. Servono continuità, un obiettivo condiviso e la possibilità di incidere sulle decisioni.
I giovani devono poter proporre temi, linguaggi e attività. Le persone anziane devono poter scegliere come partecipare, senza essere chiamate soltanto a raccontare il passato. Le persone con disabilità devono prendere parte alla progettazione, portando direttamente la propria esperienza.
Biblioteche, scuole, centri di quartiere e associazioni possono diventare luoghi di lavoro comune: individuare gli ostacoli lungo un percorso pedonale, ricostruire la memoria di un quartiere, confrontare le difficoltà di accesso ai servizi, formulare proposte sui trasporti.
Anche la tecnologia può favorire lo scambio. Un giovane può accompagnare qualcuno nell’uso di un servizio digitale; una persona anziana può condividere competenze professionali, conoscenza del territorio e relazioni. La reciprocità richiede però libertà e rispetto: nessuno va ridotto al ruolo di aiutante gratuito o di persona da aiutare.
Orari compatibili, spazi accessibili, modalità di partecipazione semplici e qualcuno che faciliti il confronto sono condizioni concrete. Senza queste attenzioni, rischia di partecipare soltanto chi ha già tempo, mezzi e sicurezza.
Dall’ascolto a una responsabilità condivisa
Per Fondazione COINSIEME ETS, l’esperienza della cooperazione sociale offre un criterio: partire dalle persone e costruire insieme risposte verificabili.
Il dialogo tra generazioni può aiutare a riconoscere bisogni e risorse, a far emergere proposte e a chiedere conto delle scelte pubbliche. Ha bisogno, a sua volta, di scuola, lavoro dignitoso, servizi e politiche abitative capaci di sostenere l’autonomia. La solidarietà quotidiana non può essere caricata della responsabilità di colmare ogni mancanza.
Le proposte di incontro richiamate qui sono piste da approfondire, delle quali valutare partecipazione, sostenibilità e risultati.
Una città che ascolta deve saper accogliere sia la voce di chi manifesta sia quella di chi fatica persino a uscire di casa. Il passo successivo è dare a quelle voci occasioni reali di confronto e risposte riconoscibili.
Giovani, adulti e anziani possono avere priorità diverse. Costruire luoghi e decisioni condivise permette di scoprire dove quelle priorità possono incontrarsi.
Maurizio Marotta — Fondazione COINSIEME ETS
Fonti e approfondimenti
Cronache consultate il 17 ottobre 2026. I riferimenti alle proteste italiane descrivono gli eventi del 16 ottobre; le considerazioni sul dialogo intergenerazionale costituiscono l’analisi editoriale COINSIEME.
- Euronews, 11 ottobre 2026 — Le mobilitazioni studentesche francesi e gli echi in Europa.
- RAI News, 16 ottobre 2026 — Studenti e docenti in piazza in diverse città italiane.
- Le Monde, 1° ottobre 2026 — Il caro carburanti e le sue conseguenze in Europa.
- ANSA, 16 ottobre 2026 — I presidi degli autotrasportatori in Campania e Calabria.
Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale: rappresenta un incontro immaginario tra generazioni, non le manifestazioni citate.