
Dall’Europa agli Stati Uniti e alla Cina, nuove tecnologie aiutano a mangiare, muoversi e compiere gesti quotidiani. Il loro valore si misura nella libertà che restituiscono alle persone, insieme alla presenza umana che accompagna e dà conforto.
Quanto pesa dover chiedere aiuto per ogni gesto della propria giornata? È una domanda che dovrebbe accompagnare ogni riflessione sulle tecnologie per le persone con disabilità e per chi, con l’avanzare dell’età, perde parte della propria autonomia.
Penso a una persona anziana che non riesce ad alzarsi dal letto durante la notte e vive con angoscia un episodio di incontinenza. A chi deve aspettare qualcuno per andare in bagno, cambiare posizione o portare un boccone alla bocca. Alla fatica di chiamare ancora, alla paura di disturbare, alla sensazione di non poter più decidere nemmeno i tempi del proprio corpo.
Ricevere assistenza non diminuisce mai la dignità di una persona. Eppure alcune situazioni possono essere vissute con vergogna, umiliazione o impotenza, anche quando chi aiuta lo fa con rispetto e affetto. La dignità resta intatta; sono le condizioni della vita quotidiana che dobbiamo rendere più rispettose di essa.
È anche per questo che considero preziosi i progressi della robotica e della domotica assistiva. Poter mangiare al proprio ritmo, raggiungere un oggetto, comandare un letto o aprire una porta può restituire una parte di controllo sulla propria giornata. Anche una piccola autonomia recuperata può alleggerire un peso emotivo enorme e rendere più sereno il rapporto con chi presta assistenza.
Da questa prospettiva vorrei guardare alle innovazioni che stanno prendendo forma nel mondo: partire dai bisogni delle persone, dalle possibilità concrete e dalla libertà che ogni soluzione può restituire.
Oltre le immagini degli umanoidi
I robot umanoidi attirano comprensibilmente l’attenzione. La loro utilità nell’assistenza domestica alle persone fragili, però, deve ancora essere dimostrata attraverso impieghi affidabili e continuativi.
Intanto, una parte delle applicazioni più concrete assume forme diverse: un braccio fissato alla carrozzina, un dispositivo sul tavolo, una piattaforma che sostiene il cammino.
Sono strumenti progettati per compiti circoscritti. Il loro valore può essere molto grande per chi, grazie a essi, riesce a compiere un gesto nel momento in cui lo desidera, con maggiore sicurezza e minore dipendenza dall’aiuto altrui.
In Europa: sostenere il movimento e raggiungere gli oggetti
Un’esperienza italiana è WANDER, il sistema descritto dalla SIMFER nella notizia segnalata nella nostra rassegna. La piattaforma combina sostegno fisico, sensori e controllo adattivo per accompagnare persone con difficoltà di deambulazione, regolando l’assistenza in relazione al movimento dell’utilizzatore.
Il percorso coinvolge IIT, Inail e Sapienza, con ulteriori attività di sviluppo e validazione nel progetto PROMETEO, insieme alla Fondazione Don Gnocchi. È una tecnologia in evoluzione, da distinguere da un ausilio domestico già disponibile per tutti.
Anche i risultati della ricerca vanno letti con attenzione: le prove su partecipanti sani possono aiutare a perfezionare il controllo del sistema, ma non dimostrano ancora l’efficacia nelle diverse condizioni di fragilità.
Nei Paesi Bassi, iARM è invece proposto come braccio robotico personale per chi ha funzioni di mano e braccio fortemente limitate. Può essere montato su una carrozzina elettrica e comandato attraverso interfacce adattate.
Il percorso comprende valutazione personale, installazione, addestramento e verifica. È un passaggio essenziale: l’utilità di un dispositivo dipende dall’incontro tra le sue caratteristiche, le capacità della persona e l’ambiente in cui viene utilizzato.
Negli Stati Uniti: mangiare con maggiore indipendenza
L’alimentazione è uno dei campi in cui la robotica incontra un bisogno quotidiano particolarmente delicato.
All’Università di Washington, il sistema sperimentale ADA utilizza un braccio robotico per prelevare il cibo e portarlo alla bocca. La persona può scegliere il boccone attraverso un’applicazione e interrompere il movimento. Nelle prove descritte nel marzo 2025, sei persone con limitazioni motorie hanno utilizzato il sistema fuori dal laboratorio; una di loro lo ha sperimentato a casa per cinque giorni, durante dieci pasti.
L’esperienza domestica ha fatto emergere difficoltà legate all’illuminazione, alla posizione della persona e ai mobili. Sono aspetti decisivi: una soluzione assistiva deve funzionare nelle condizioni variabili di una casa.
Esistono anche prodotti commerciali dedicati, come Obi, un dispositivo robotico per l’alimentazione comandato dall’utilizzatore, anche attraverso pulsanti accessibili. La disponibilità commerciale, tuttavia, non significa adeguatezza a ogni persona né fornitura automatica in Italia.
Altre attività restano più complesse. Le ricerche del laboratorio EmPRISE di Cornell comprendono vestizione e igiene a letto, anche attraverso simulazioni e prove su manichini. Sono ambiti promettenti, ancora da tenere distinti dall’assistenza ordinaria: lavorare vicino al corpo richiede delicatezza, controllo della forza e capacità di gestire gli imprevisti.
In Cina: dalla ricerca ai servizi per gli anziani
Anche in Cina si sviluppano sistemi rivolti alle attività quotidiane. Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista dell’Università Jiao Tong di Shanghai affronta l’assistenza robotica al pasto attraverso diverse operazioni: prendere e spostare una ciotola, recuperare una posata, prelevare il cibo e trasferirlo verso la persona.
Sicurezza e affidabilità sono condizioni fondamentali del progetto. Si tratta di ricerca, che richiede ulteriori verifiche prima di poter essere considerata una soluzione domestica diffusa.
Accanto ai laboratori, compaiono servizi organizzati. Il portale della municipalità di Pechino ha descritto nel marzo 2026 un centro per anziani nell’area di E-Town che impiega sistemi robotici per preparare e distribuire pasti e proporre attività ricreative.
Il centro mantiene personale e servizi di assistenza. È un esempio di integrazione tra automazione e lavoro umano, da valutare per i benefici effettivi prodotti nella vita delle persone.
Dalla dimostrazione alla vita quotidiana
Queste esperienze mostrano progressi reali e livelli di maturità molto diversi.
Un robot può riuscire bene in un compito e incontrare difficoltà quando cambiano gli oggetti, gli spazi o le condizioni dell’utilizzatore. Contano anche la preparazione del dispositivo, la facilità di comando, la pulizia, la manutenzione e la disponibilità di assistenza tecnica.
Occorre quindi domandarsi chi possa usarlo davvero, con quale addestramento e a quali costi. E che cosa accada quando il dispositivo si ferma o la persona preferisce ricevere aiuto da qualcuno.
Per alcuni bisogni, inoltre, la soluzione utile può essere già nella domotica assistiva: comandi accessibili per luci, porte, tapparelle e comunicazioni. Robotica, adattamento dell’abitazione e servizi di prossimità possono concorrere allo stesso obiettivo, ciascuno secondo le proprie possibilità.
La tecnologia deve lasciare spazio alla relazione
L’autonomia non coincide con il dover fare tutto da soli. Comprende la possibilità di scegliere quando utilizzare un ausilio, quando chiedere aiuto e come riceverlo.
Per COINSIEME, l’assistenza umana resta essenziale. Prendersi cura significa anche accorgersi di un cambiamento d’umore, comprendere una paura, rispettare un’esitazione e offrire conforto.
Una tecnologia ben progettata può alleggerire alcuni compiti e rendere meno gravosa la quotidianità di chi riceve e di chi presta assistenza. Il tempo recuperato dovrebbe diventare un’opportunità per ascoltare, accompagnare e stare insieme.
Bisogna evitare che alla dipendenza fisica si aggiunga una dipendenza tecnologica che lasci la persona sola davanti a un guasto, a un’interfaccia incomprensibile o a un servizio irraggiungibile. La presenza umana deve restare disponibile, anche quando cresce l’automazione.
Il progresso che ci interessa
Seguire questi sviluppi significa coinvolgere persone con disabilità, anziani, familiari, professionisti della riabilitazione, ricercatori e cooperazione sociale.
Soprattutto, significa ascoltare chi userà i dispositivi: sono le persone destinatarie a poter dire se una soluzione restituisce libertà oppure aggiunge fatica e complicazioni.
Possiamo apprezzare i passi avanti senza attendere il robot capace di fare tutto. Riuscire a mangiare scegliendo il proprio ritmo, raggiungere un oggetto o gestire con maggiore riservatezza un bisogno personale può cambiare profondamente una giornata.
È questo il progresso che vorremmo sostenere: più autonomia nelle azioni, più rispetto dell’intimità e una presenza umana su cui poter continuare a contare.
Maurizio Marotta — Fondazione COINSIEME ETS
Fonti
- SIMFER — Robot intelligenti che aiutano a camminare
- IEEE Robotics and Automation Society — I-WANDER
- Assistive Innovations — iARM
- Università di Washington — ADA
- AccessGUDID — Obi
- Cornell — EmPRISE
- Shanghai Jiao Tong University
- Municipalità di Pechino
Fonti consultate il 25 ottobre 2026. Le esperienze citate comprendono prodotti commerciali, progetti di ricerca e sperimentazioni con differenti livelli di maturità.
L’immagine di apertura è un’illustrazione concettuale generata con intelligenza artificiale: non rappresenta una persona reale né uno specifico dispositivo commerciale.