
Quando si parla di autonomia domestica, non sempre il problema è compiere fisicamente un gesto. A volte la difficoltà è ricordare che cosa fare, quando farlo o in quale ordine.
Un appuntamento, una telefonata, un’attività quotidiana, una finestra da chiudere, qualcosa da portare con sé prima di uscire: sono gesti semplici solo in apparenza.
Con l’età, una difficoltà cognitiva, un periodo di convalescenza oppure semplicemente una giornata molto impegnativa, può diventare più facile dimenticare qualcosa.
La tecnologia può offrire un aiuto, ma anche qui la domanda giusta non è:
“Qual è il dispositivo più intelligente?”
La domanda utile è un’altra:
“Che cosa rischia di essere dimenticato, quando succede e quale tipo di segnale la persona riesce davvero a percepire e utilizzare?”
Il promemoria più semplice: una voce al momento giusto
Gli assistenti vocali possono essere usati per ricordare attività quotidiane.
Una persona può programmare, per esempio:
- un appuntamento;
- una telefonata;
- un’attività da svolgere;
- qualcosa da portare con sé;
- un compito ricorrente.
Il vantaggio è che non è necessario guardare uno schermo.
Per alcune persone, sentire una voce che ricorda un’attività può essere più semplice di una notifica sul telefono.
Ma anche questo sistema ha dei limiti: bisogna sentire bene il messaggio, trovarsi abbastanza vicini al dispositivo e ricordare come interagire con l’assistente.
Quando è meglio vedere invece che ascoltare
Non tutti preferiscono un promemoria vocale.
Smartphone, tablet, display intelligenti e piccoli pannelli digitali possono mostrare:
- testi;
- simboli;
- immagini;
- calendari;
- fotografie;
- sequenze di attività.
Per alcune persone è utile che il messaggio resti visibile per un certo periodo invece di comparire per pochi secondi.
Un promemoria visivo può essere particolarmente utile per organizzare attività ripetitive o per orientarsi meglio nella giornata.
Anche una luce può diventare un promemoria
Una lampada intelligente non serve soltanto ad accendere e spegnere la luce.
Può diventare un segnale.
Una luce che cambia intensità o si accende in un determinato momento può ricordare che è arrivata l’ora di svolgere una certa attività.
In altri casi può essere utile combinare più segnali: voce, luce e notifica sul telefono.
È un esempio semplice di come una casa connessa possa comunicare con la persona senza richiedere necessariamente l’uso di uno schermo.
Le routine: più azioni con un solo comando
Una routine permette di collegare più azioni tra loro.
Per esempio, una routine del mattino potrebbe:
- accendere gradualmente alcune luci;
- ricordare un appuntamento;
- fornire informazioni utili per la giornata;
- aprire automaticamente una tapparella;
- attivare alcuni dispositivi.
Una routine serale potrebbe invece:
- ricordare un’attività;
- abbassare le luci;
- chiudere alcune tapparelle;
- spegnere determinati dispositivi;
- predisporre l’ambiente per la notte.
Il vantaggio non è fare tutto automaticamente.
È ridurre il numero di piccoli passaggi che una persona deve ricordare o eseguire.
Promemoria legati a un luogo o a un’azione
Alcune soluzioni possono attivare un promemoria non soltanto a un’ora precisa, ma quando succede qualcosa.
Per esempio:
- quando una persona esce di casa;
- quando rientra;
- quando apre una porta;
- quando accende un determinato dispositivo;
- quando arriva in un certo luogo.
In questo modo il promemoria può comparire proprio nel momento in cui serve.
Anche qui, però, bisogna evitare sistemi troppo complessi: se la persona non capisce perché riceve una notifica, il promemoria rischia di diventare solo un fastidio.
Coinvolgere un familiare: quando può essere utile
In alcune situazioni può essere utile che una notifica venga inviata anche a un familiare o a una persona di riferimento.
Per esempio, un sistema può segnalare che:
- una determinata attività non è stata effettuata;
- una routine non è partita;
- un dispositivo è rimasto acceso oltre un certo tempo;
- si è verificata una condizione concordata.
Questa possibilità va però usata con attenzione.
L’obiettivo non dovrebbe essere controllare continuamente la persona, ma supportarne l’autonomia.
Prima di attivare notifiche di questo tipo è importante stabilire:
- quali informazioni servono davvero;
- chi deve riceverle;
- quando;
- per quanto tempo vengono conservate;
- se la persona è d’accordo.
Promemoria per farmaci e attività sanitarie
Esistono dispositivi e applicazioni pensati per ricordare l’assunzione di farmaci o attività sanitarie programmate.
Possono utilizzare:
- allarmi;
- notifiche;
- messaggi vocali;
- display;
- contenitori intelligenti.
Questi strumenti possono essere utili come supporto organizzativo.
Non sostituiscono però le indicazioni del medico, del farmacista o di chi segue la terapia.
In particolare, un promemoria non garantisce che il farmaco sia stato assunto correttamente.
Quando la casa può ricordare qualcosa al posto nostro
Una casa connessa può anche aiutare a ricordare alcune azioni legate all’ambiente.
Per esempio:
- una finestra lasciata aperta;
- una luce accesa;
- una porta non chiusa;
- un elettrodomestico ancora attivo;
- una tapparella rimasta aperta di notte.
Il sistema può inviare un avviso oppure, in alcuni casi, eseguire automaticamente un’azione.
Qui emerge una distinzione importante:
ricordare alla persona non è la stessa cosa che decidere al posto della persona.
L’automazione dovrebbe intervenire solo quando è realmente utile e concordata.
Il rischio: troppe notifiche
Una casa piena di avvisi non è necessariamente una casa più facile da vivere.
Se ogni dispositivo invia messaggi, notifiche e suoni, si rischia l’effetto opposto:
- confusione;
- fastidio;
- perdita di attenzione;
- dipendenza dalla tecnologia.
Un sistema efficace dovrebbe usare pochi segnali, riconoscibili e realmente utili.
A volte un solo promemoria ben progettato vale più di dieci automazioni.
Prima la persona, poi la routine
Non esiste una routine adatta a tutti.
Per una persona può essere utile una voce.
Per un’altra una luce.
Per un’altra ancora un grande display con poche informazioni.
In alcuni casi può essere utile coinvolgere un familiare; in altri sarebbe inutile o invasivo.
Per questo conviene partire da alcune domande semplici:
Che cosa viene dimenticato? Quanto spesso? In quale momento della giornata? Quale segnale viene percepito meglio? La persona vuole essere aiutata in quel modo?
Da queste risposte può nascere una soluzione molto semplice.
Una tecnologia che accompagna, non che sostituisce
L’obiettivo non è costruire una casa che organizza ogni minuto della giornata.
È aiutare la persona a mantenere le proprie abitudini, ricordare ciò che conta e ridurre alcune difficoltà.
Promemoria e routine funzionano bene quando diventano quasi invisibili: intervengono al momento giusto e poi scompaiono.
La tecnologia non deve organizzare la vita al posto nostro. Può però aiutarci a conservarne il ritmo quando qualche gesto quotidiano diventa più difficile.