Infografica COINSIEME: l’occupazione del non profit cresce del 2,8%, mentre i lavoratori svantaggiati delle cooperative sociali interessati dallo specifico sgravio INPS diminuiscono dello 0,9%.

Il non profit italiano continua a crescere soprattutto sul versante dell’occupazione. Secondo i dati del Registro delle istituzioni non profit diffusi dall’ISTAT il 9 ottobre 2026, nel 2024 erano attive in Italia 372.384 organizzazioni, lo 0,5% in più rispetto all’anno precedente. I dipendenti hanno invece raggiunto quota 938.152, con un incremento del 2,8%.

La crescita del lavoro è quindi sensibilmente superiore a quella del numero delle organizzazioni. È un dato importante: il non profit non è soltanto uno spazio di partecipazione, volontariato e solidarietà, ma costituisce ormai una componente strutturale del mercato del lavoro italiano.

All’interno di questo sistema, le cooperative sociali svolgono un ruolo decisivo. Le 14.239 cooperative censite dall’ISTAT impiegano quasi 499 mila persone, oltre il 53% di tutti i dipendenti del non profit. Meno del 4% delle organizzazioni concentra, dunque, più della metà dell’occupazione del settore.

Questi numeri richiedono però una lettura meno celebrativa e più attenta alla qualità sociale della crescita.

Il dato che ancora manca

Le tavole ISTAT non distinguono le cooperative sociali di tipo A, impegnate prevalentemente nei servizi sociali, sociosanitari ed educativi, dalle cooperative di tipo B, la cui finalità specifica è creare opportunità di lavoro per persone svantaggiate.

Non permettono quindi di sapere quante persone con disabilità, fragilità psichica, dipendenze, esperienze detentive o altre condizioni riconosciute dalla legge siano state effettivamente inserite al lavoro.

Questa assenza non è soltanto statistica. Se la funzione delle cooperative B consiste nell’inclusione lavorativa, la disponibilità di dati aggiornati, distinti e confrontabili dovrebbe essere una condizione essenziale per valutare l’efficacia delle politiche pubbliche.

Un’indicazione significativa arriva dall’Osservatorio INPS sulle politiche occupazionali. Nel 2024 i beneficiari medi dello sgravio contributivo previsto per i lavoratori svantaggiati impiegati nelle cooperative sociali sono stati 28.951. Nel 2023 erano 29.225.

Si tratta di una diminuzione contenuta, pari allo 0,9%, ma il dato assume maggiore rilievo se osservato nel tempo: 27.495 beneficiari nel 2020, 28.378 nel 2021, 29.019 nel 2022, 29.225 nel 2023 e 28.951 nel 2024.

Dopo una crescita progressivamente più debole, si è arrivati a una sostanziale stagnazione e infine a una lieve flessione.

Occorre essere rigorosi: l’indicatore INPS riguarda i lavoratori per i quali viene utilizzato lo specifico beneficio contributivo e non coincide necessariamente con tutte le persone svantaggiate occupate dalle cooperative B. Comprende inoltre diverse condizioni di svantaggio e non consente di isolare il dato relativo alle sole persone con disabilità.

Resta tuttavia un segnale che non può essere ignorato.

Cresce l’occupazione, ma non nella stessa misura per tutti

Mentre il numero complessivo dei dipendenti del non profit aumenta del 2,8% in un solo anno, il principale indicatore amministrativo disponibile per i lavoratori svantaggiati delle cooperative sociali rimane pressoché fermo.

Emergono anche altri elementi sui quali riflettere. Nel 2024 quasi sei beneficiari su dieci avevano almeno 50 anni, mentre i giovani sotto i trent’anni rappresentavano appena il 6%. Le donne erano circa il 39,5% del totale.

Il problema non è quindi soltanto quante persone vengano inserite, ma anche chi riesca ad accedere a queste opportunità, con quali contratti, per quanto tempo e con quali possibilità di formazione, autonomia e crescita professionale.

Il lavoro di inclusione non dovrebbe essere valutato soltanto attraverso il rispetto della soglia minima prevista dalla legge. Dovrebbe essere misurato attraverso la stabilità dell’occupazione, la qualità delle mansioni, il livello delle retribuzioni, l’acquisizione di competenze e la possibilità, quando praticabile, di proseguire il proprio percorso anche nel mercato del lavoro ordinario.

La prospettiva di Fondazione COINSIEME

Per Fondazione COINSIEME questi dati pongono una domanda precisa: un Terzo Settore che aumenta il numero dei propri dipendenti sta aumentando, nella stessa misura, anche le opportunità per le persone maggiormente escluse dal lavoro?

Al momento non abbiamo informazioni sufficienti per rispondere positivamente.

Le cooperative sociali di tipo B continuano a rappresentare uno degli strumenti più concreti di inclusione. Ma devono confrontarsi con margini economici ridotti, affidamenti pubblici spesso costruiti prevalentemente sul prezzo, discontinuità delle commesse e insufficiente riconoscimento dei costi necessari per accompagnare le persone.

Se si vuole rilanciare questo modello, occorrono clausole sociali effettive, appalti riservati utilizzati con maggiore continuità, rapporti più solidi con le imprese, percorsi formativi accessibili e sistemi pubblici capaci di misurare gli esiti dell’inserimento lavorativo.

Occorre soprattutto rendere visibili le persone dentro i numeri.

La crescita occupazionale del non profit è una buona notizia. Ma la misura più autentica della sua qualità sarà la capacità di non lasciare indietro proprio coloro per i quali l’accesso al lavoro rimane più difficile.

Perché il lavoro non è soltanto reddito: è autonomia, riconoscimento, partecipazione e cittadinanza.

Fonti: ISTAT – Registro delle istituzioni non profit, anno 2024 · INPS – Osservatorio delle politiche occupazionali e del lavoro, dati 2024

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