Collage illustrativo di richieste di aiuto in casa: cadute, pulsanti SOS, smartwatch, smartphone, assistente vocale e un genitore con baby monitor.

Quando una persona vive sola, ha difficoltà motorie, è anziana oppure attraversa un periodo di maggiore fragilità, poter chiedere aiuto rapidamente può fare una grande differenza.

Non esiste però un’unica soluzione. Oggi si va dal semplice pulsante da tenere al polso fino ai sistemi di telesoccorso collegati a una centrale operativa. In mezzo ci sono smartphone, smartwatch, assistenti vocali, pulsanti fissi, sensori e anche impianti domestici già presenti, come alcune centraline di antifurto.

La domanda da cui partire non dovrebbe essere: qual è il dispositivo migliore?

La domanda più utile è un’altra:

“In quale situazione la persona potrebbe avere bisogno di aiuto, che cosa riuscirebbe realmente a fare in quel momento e chi dovrebbe ricevere la richiesta?”

Un pulsante sempre a portata di mano

La soluzione più semplice resta spesso un pulsante di chiamata.

Può essere portato al polso, indossato al collo, posizionato vicino al letto, collocato in bagno o installato in altri punti della casa dove può essere più utile.

Premendolo, il dispositivo può inviare un segnale a un familiare, a una persona di fiducia o a un servizio esterno.

Il vantaggio principale è la semplicità.

Ma anche una soluzione così semplice va verificata nella realtà: la persona riesce a raggiungere il pulsante? Ha la forza necessaria per premerlo? Lo porta davvero con sé oppure rischia di lasciarlo su un tavolo proprio quando serve?

Smartphone e telefoni semplificati

Molti telefoni permettono già di impostare numeri di emergenza o chiamate rapide.

In alcuni casi è possibile associare una funzione SOS a un tasto fisico oppure predisporre contatti facilmente raggiungibili.

Esistono anche telefoni pensati per persone anziane o con difficoltà nell’uso degli smartphone, con tasti grandi, interfacce semplificate, volume elevato, chiamate rapide e pulsante SOS dedicato.

Sono soluzioni utili soprattutto quando la persona è abituata a utilizzare il telefono e riesce a tenerlo con sé.

Il limite è evidente: un telefono appoggiato in un’altra stanza può diventare inutilizzabile nel momento del bisogno.

Lo smartwatch può diventare un dispositivo di sicurezza

Gli orologi connessi possono offrire funzioni interessanti perché vengono normalmente indossati durante la giornata.

Alcuni permettono di effettuare una chiamata SOS, contattare numeri preimpostati, condividere la posizione, rilevare una caduta o avviare automaticamente una procedura di richiesta di aiuto.

È una possibilità importante soprattutto per chi si muove anche fuori casa.

Anche qui, però, bisogna considerare aspetti molto pratici:

  • l’orologio viene realmente indossato?
  • viene ricaricato regolarmente?
  • la persona riesce a usare il touchscreen?
  • il sistema funziona anche senza lo smartphone vicino?
  • richiede una connessione dati autonoma?

Una funzione sofisticata è utile solo se resta semplice da utilizzare.

Chiedere aiuto con la voce

Per alcune persone il comando vocale può essere più facile di un pulsante.

Assistenti vocali e dispositivi connessi possono permettere di effettuare una chiamata, contattare un familiare, comunicare con un’altra stanza o attivare una routine predisposta.

Per chi ha difficoltà motorie può essere molto utile poter chiedere aiuto senza raggiungere fisicamente un telefono.

Ma la voce non è una soluzione universale.

Bisogna verificare che il dispositivo comprenda bene la persona, che sia posizionato abbastanza vicino, che la rete Internet sia disponibile e che il comando sia semplice da ricordare.

Pulsanti e chiamate distribuiti nella casa

In alcune situazioni può essere utile predisporre più punti di chiamata.

Un pulsante può essere collocato accanto al letto, in bagno, vicino alla poltrona, in cucina o in altri ambienti considerati più critici.

I dispositivi possono essere collegati tra loro oppure comunicare con una centralina domestica.

Questo approccio può essere particolarmente utile quando la persona non porta sempre con sé uno smartphone o un dispositivo indossabile.

Anche una centralina di antifurto può diventare parte del sistema

Molti impianti di sicurezza domestica dispongono di funzioni che possono essere utilizzate anche per una richiesta di aiuto.

Alcune centraline permettono di collegare pulsanti panico, telecomandi, dispositivi portatili, sensori o ingressi dedicati.

Quando viene attivato il comando, il sistema può inviare una notifica, effettuare una chiamata, attivare una segnalazione, contattare numeri precedentemente impostati o collegarsi, in alcuni casi, a un servizio esterno.

Può essere una soluzione interessante perché utilizza un’infrastruttura già presente nell’abitazione.

Ma è importante non confondere un impianto antifurto con un servizio di telesoccorso.

Una centralina può trasmettere un segnale. Resta da stabilire chi lo riceve, chi lo interpreta e chi interviene.

Quando entra in gioco il telesoccorso

Il telesoccorso aggiunge un elemento importante: non c’è soltanto un dispositivo, ma un’organizzazione che riceve la richiesta.

Il funzionamento può variare, ma generalmente comprende:

  • un dispositivo o pulsante utilizzato dalla persona;
  • una connessione con una centrale;
  • operatori che ricevono l’allarme;
  • procedure concordate;
  • contatti di familiari o persone di riferimento;
  • eventuale attivazione dei servizi previsti.

La differenza rispetto a un semplice pulsante collegato al telefono è quindi sostanziale.

Nel primo caso il sistema invia una richiesta a qualcuno.

Nel secondo esiste un servizio organizzato che gestisce quella richiesta secondo procedure definite.

Questo comporta normalmente costi, contratti e condizioni di servizio che vanno valutati attentamente.

Chiamata volontaria o rilevazione automatica?

Finora abbiamo parlato soprattutto di sistemi in cui è la persona a chiedere aiuto.

Ma cosa succede se non riesce a farlo?

Alcuni dispositivi cercano di individuare automaticamente situazioni potenzialmente anomale.

Per esempio:

  • alcuni smartwatch rilevano possibili cadute;
  • sensori ambientali possono registrare determinati eventi;
  • sistemi radar possono riconoscere movimenti compatibili con una caduta senza utilizzare telecamere.

Queste tecnologie aprono possibilità interessanti, ma introducono anche questioni diverse: falsi allarmi, privacy, copertura degli ambienti, affidabilità della rilevazione.

È in preparazione un approfondimento dedicato: “Una casa che si accorge di una caduta senza guardarci”, sui radar e sui sistemi di rilevazione delle cadute senza telecamere.

<!-- RADAR: aggiungere il collegamento soltanto dopo la pubblicazione e la verifica dell’URL definitivo. -->

Chi deve ricevere l’allarme?

È forse la domanda più importante.

Una richiesta di aiuto può arrivare a un familiare, un vicino, un caregiver, più persone contemporaneamente, una centrale operativa o un servizio organizzato.

La scelta cambia completamente l’affidabilità del sistema.

Se l’unico destinatario è una persona che in quel momento non può rispondere, la tecnologia rischia di creare un falso senso di sicurezza.

Per questo è importante definire:

  • chi riceve la segnalazione;
  • in quale ordine;
  • cosa deve fare;
  • cosa succede se non risponde;
  • quando è necessario coinvolgere un servizio esterno.

Attenzione a rete, batterie e corrente elettrica

Ogni sistema tecnologico ha dei punti deboli.

Prima di affidargli una funzione importante bisogna verificare:

  • durata della batteria;
  • necessità di ricarica;
  • funzionamento in assenza di corrente;
  • presenza della rete mobile;
  • dipendenza dalla connessione Internet;
  • copertura nelle diverse stanze;
  • eventuali costi di abbonamento.

Sono aspetti poco appariscenti, ma spesso più importanti delle funzioni pubblicizzate dal dispositivo.

Prima la persona, poi la tecnologia

Un sistema molto sofisticato non è necessariamente quello più adatto.

Per una persona può essere sufficiente un semplice pulsante.

Per un’altra può funzionare meglio un orologio con SOS.

Per un’altra ancora può essere necessario un vero servizio di telesoccorso collegato a una centrale.

In alcune case può essere utile integrare più soluzioni: un pulsante vicino al letto, un dispositivo indossabile durante il giorno e un sistema automatico di rilevazione in determinati ambienti.

L’obiettivo non è riempire la casa di tecnologia.

È fare in modo che, quando serve, chiedere aiuto sia realmente possibile.

Nota finale

Telefoni, smartwatch, pulsanti SOS, centraline domestiche e sistemi di telesoccorso possono aumentare la possibilità di chiedere aiuto e ridurre alcune situazioni di isolamento.

Non costituiscono però automaticamente un servizio di emergenza e non garantiscono da soli un intervento immediato.

Affidabilità tecnica, organizzazione dei contatti e capacità reale della persona di utilizzare il sistema devono essere valutate insieme.

“La tecnologia funziona davvero quando non si limita a inviare un segnale, ma è inserita in una rete di persone e risposte che sappiano cosa fare quando quel segnale arriva.”

Immagine illustrativa generata con AI: rappresenta situazioni esemplificative, non dispositivi specifici né prestazioni garantite.

Condividi questo articolo